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In quegli anni, tra la fine degli scritti di maturità e l’inizio degli orali, vi era un lasso di tempo tanto lungo da giustificare una piccola e provvidenziale vacanza.
In classe, presero corpo immediatamente due spedizioni, una verso il mare, l’altra verso le Alpi. Io appartenevo a quella verso i monti.
Meta: Chiareggio, Valmalenco, località sperduta ai piedi del Disgrazia (nome significativo…) raggiungibile con uno sterrato, tutto buche e fossi, della lunghezza di 15 Km.
Mezzo di trasporto: il mio Maggiolino verdolino, una sicurezza.
Dopo un viaggio non particolarmente avventuroso, ma segnato da un piccolo derapage sulla prima curva sterrata che provocò lievi danni a un’auto di una ignara famigliola che scendeva per la valle, arrivammo alla mitica meta: quattro case, ai lati dell’unica via sterrata del paese. Qualcosa di simile ad un villaggio della frontiera americana dell’ottocento…
Bene, arrivati, proseguito per la pista che si apriva alla fine dello sterrato, effettuati due o tre guadi di torrenti modesti, scelto il luogo del solito campo, piantiamo le tende e organizziamo la spaghettata.
Tutto ok…c’è anche lì vicino un campo di scout, abitato da ragazze: l’inizio è molto promettente.
Dopo cena, facciamo un salto per socializzare, ma le ragazze, se non avevano ancora visto Woody Allen (perché forse era solo un bambino..) sapevano bene come emularlo con frasi del tipo: “sparisci sgorbio!”.
Dietrofront senza commentare, pensando alla famosa questione della volpe e l’uva.
Il mattino dopo è radioso (come sempre nei racconti…) ma uno dei nostri eroi, ha forti dolori allo basso ventre, nausea, temperatura in aumento.
Prima cosa, non cedere alle ansie: “…sarà il freddo della notte e la cena improvvisata…”. Non è il caso di preoccuparsi (noi la sappiamo lunga…), teniamolo sotto osservazione. Perciò, lo sistemiamo in tenda, con una borraccia d’acqua, un panino al gorgonzola e partiamo ardimentosi per le vette.
Al ritorno si valuterà il da farsi.
Ritorno: il paziente ha febbre alta, ha vomitato, accusa dolori sempre più consistenti all’addome. E’ il caso di intervenire.
Dimenticavo: l’intrepido Maggiolino, aveva fatto fuori la batteria d’annata e non accennava a ripartire, per cui io ed un altro dei compagni d’avventura, siamo costretti a far ripartire il mitico mezzo, tramite la provvidenziale spinta degli amici.
Ci fiondiamo giù al paese, ricco di risorse e di assistenza, consapevoli del fatto che, se il prode Maggiolino si fosse per caso fermato, non saremmo più riusciti, in due, a farlo ripartire… .
Stop al bar: uno, io, in macchina a sgasare per tenere acceso il motore, l’altro a cercare assistenza al bar, unico centro istituzionale del paese.
Incredibilmente il mio compagno torna raggiante, ha scovato un medico in vacanza nella landa desolata.
Inversione sgommando come la pula, i tre guadi a spiano per fare vedere al dottore chi siamo, arrivo al campo tra pentoloni e piatti sporchi.
Il medico deve essere rotto a qualunque esperienza perché non batte ciglio (deve aver prestato servizio in Africa nera…) ma sentenzia inequivocabilmente: “peritonite acuta, trasferire immediatamente in ospedale!”
Scatta immediatamente l’operazione: acquisto di una valanga di gettoni telefonici, telefono pubblico del paese, contatto con i genitori (veri eroi della vicenda, perché non si scompongono e saltano in macchina senza dire bah!), appuntamento a Chiesa di Valmalenco, ai piedi del mitico sterrato.
Si parte. La batteria è sempre ko, per cui è indispensabile non fermarsi, e questo va bene, ma l’alternatore fa un po’ fatica sia a caricare la batteria esausta che, contemporaneamente, tenere i fari accesi (ormai è buio pesto!). Per cui, si scende con circospezione, intuendo, più che vedendo la strada, a velocità microscopica per tentare di limitare i paurosi sobbalzi che non rendono certo felice il malato.
Insomma, alla fine arriviamo in tempo all’appuntamento. Tutto perfetto, i genitori prelevano il nostro eroe e immediatamente lo trasferiscono all’ospedale di Morbegno, dove verrà operato immediatamente.
Missione compiuta. Ci stringiamo virilmente la mano, ripartiamo per lo sterrato, ripassiamo dal bar di Chiareggio, ci facciamo finalmente una birra dimenticando il piccolo dettaglio della partenza senza batteria, usciamo dal bar e , senza dire una parola, incominciamo a spingere il Maggiolino, uno per lato, con le portiere aperte, saltiamo a bordo stile bob, ingraniamo la seconda e la fedele macchina, incredibilmente, parte rombando….
E pensare che quando mia figlia esce con gli amici per una serata in città, sono sempre preso da una certa inquietudine…

